Il Regno delle Due Sicilie - Servizi e infrastrutture - Sanità e beneficenza - La sanità

Riforme e istituzioni della sanità

I vantaggi di un’organizzazione sanitaria più aderente agli indirizzi della moderna medicina, l’utilità di una gestione economica pianificata da una frequente redazione di bilanci consuntivi e preventivi, la necessità di un concreto controllo statale sull’attività dei luoghi pii sono tutte acquisizioni maturate durante il Decennio, che trovano, poi, conferma e sviluppo nella ripristinata amministrazione borbonica. Si ritorna al sistema, vigente all’inizio del secolo, di singole amministrazioni autonome per le diverse istituzioni e vengono create commissioni amministrative comunali per la gestione diretta degli stabilimenti. Rimane sostanzialmente in piedi l’idea cardine dell’amministrazione francese di fare dell’assistenza, e quindi della sanità, un settore direttamente controllato dal potere statale e non lasciato in mano all’iniziativa privata (decreto n. 585 del 19 dicembre 1816). In questo quadro nasce la Legge organica sulla pubblica salute ne’ domini di qua e di là del Faro. Emanata il 20 ottobre 1819 da Ferdinando I, la legge recepisce largamente nel Regolamento generale di servizio sanitario marittimo e nel Regolamento generale di servizio sanitario interno le disposizioni relative all’amministrazione sanitaria del Regno, adottate nel 1808 da Gioacchino Murat. Il sovrano cerca, poi, di rafforzare la vigilanza sugli esercenti le antiche arti salutari e nel 1822 potenzia il Protomedicato Generale con la creazione di vice-protomedici locali. Questi, senza preavviso, devono effettuare “la visita” alle farmacie esistenti nei comuni del distretto, per constatare se le medicine sono di buona qualità, se vi sono quelle prescritte nella farmacopea ufficiale e per accertare se medici, levatrici e salassatori esercitano la professione “colla debita esattezza e col decoro conveniente”.

Farmacia degli Incurabili

Nei decenni che precedono l’Unità si assiste all’incremento quantitativo e qualitativo delle professioni sanitarie e alla nascita di nuovi ospedali a Napoli, come il Santa Maria di Loreto (1834) e il Santa Maria della Vita (1836). La separazione, scientificamente fondata, delle istituzioni medico-ospedaliere (dove la guarigione assume sempre più un ruolo centrale) da quelle filantropiche-assistenziali è condizione preliminare per l’affermazione di un ceto di professionisti, che mira a consolidare il proprio status sociale e a spendere presso i ceti emergenti le competenze e le benemerenze acquisite nel servizio prestato in ospedale. Molti medici, come Salvatore De Renzi, esponenti della classe dirigente più avveduta ed impegnata del tempo (negli anni ’50 De Renzi fa parte, tra l’altro, del Magistrato di salute come membro della Facoltà medica) contribuiscono alla presa di coscienza del peso che la cura della salute deve avere per il buon governo del Regno.

Gabriella Botti

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