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I Pittagorici di Giovanni Paisiello
Vincenzo Monti mette a punto il testo de I Pittagorici che Giovanni Paisiello intona, secondando «eccellentemente l'intenzione del poeta, ordinando sopra le sue parole un genere di suoni proporzionato alla gravità dei pensieri, e al patetico delle passioni». Queste le note critiche apparse su «Il Monitore napoletano», il 5 aprile 1808, tre settimane dopo la prima dell'opera al San Carlo. Il dramma era stato commissionato originariamente per celebrare Napoleone, in occasione di una progettata visita a Napoli, che non ha luogo. Viene poi dedicato al fratello dell'imperatore Giuseppe Bonaparte, re nel 1808. La condanna della tirannide, soggetto ideologico dell'«Azione drammatica», sviluppata in solenni pannelli neoclassici, è il messaggio implicito nella finzione; esso è destinato ad un pubblico sbandato dagli eventi che dal dispotismo assoluto, attraverso quello illuminato, avevano portato alla Rivoluzione partenopea del 1799, poi al nuovo corso napoleonico, per sfociare infine nella restaurazione.
Marina Mayrhofer |
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